DNA artistico
Armando Testa è stato un visualizzatore globale dei rapporti tra uomo e mondo, tra produzione e consumo, tra creatività pura e creatività finalizzata a uno scopo.
Si può definire come un modernista che ha trasmesso l’approccio radicale del minimalismo al grande pubblico: il suo linguaggio è sintesi, semplificazione e giustapposizione surreale, in un modo che conferisce a ogni idea una potenza visiva pura.
Ma il suo è un surrealismo che parla di quotidianità, positivo, divertito e genuino, a volte quasi infantile, che dà vita a paradossi visivi carichi di forza espressiva, stupore e meraviglia.
Armando Testa, visualizzatore globale.”
Gillo Dorfles
Una pittura volta all’astrazione.
L’opera pittorica di Armando Testa è volta verso l’astrazione in modo assolutamente unico. Ha sintetizzato le forme realizzando grandi “segni” cromatici, essenziali ma densi di materia.
Le sue sciabolate di colore creano superfici e incontri di cromie, generano masse di colore e grafismi che si intersecano.
Le sagome sulla tela sono quasi elementari, stese con ampie pennellate che da un lato riconducono a un’espressività primordiale ma dall’altro ricercano il volume e la tridimensionalità, in un costante richiamo con la grafica.
Trasformare un segno in emozione.
Armando Testa ha sempre amato i segni elementari della comunicazione visiva: la croce, il cerchio, la diagonale e il moltiplicato. Nella sua pittura tutti questi segni sono rivisitati autonomamente, in maniere e dimensioni diverse.
In pittura ha sempre concesso meno: non si è mai preoccupato di piacere. Il contrario di ciò che avveniva in pubblicità o in serigrafia.
Le mostre
Palazzo delle Papesse
Una retrospettiva che delinea il profilo di un artista poliedrico e visionario, capace di mantenere una straordinaria forza espressiva in tutti i suoi ambiti di ricerca, dalla pubblicità alla pittura, dalla fotografia alla TV, fino alla scultura. <br/>A corredo della mostra, un volume che per la prima volta raccoglie i commenti dei più autorevoli studiosi che hanno scritto su Testa, come Gillo Dorfles e Germano Celant.
Musei Civici – Ca’ Pesaro
“Ogni volta che un giornalista gli chiedeva di raccontare la storia della sua vita, Armando rispondeva “Sono nato povero, ma moderno”. La sua non era una battuta a effetto, ma una condizione profondamente vera. “Nascere povero è una sfortuna, ma la peggior povertà secondo me è quella che non dà cultura”, affermava.”
GEMMA DE ANGELIS TESTA
Curators: Gemma De Angelis Testa, Gianfranco Maraniello
Musei Reali – Palazzo Chiablese
“La mostra Tutti gli “ismi” di Armando Testa rappresenta un monumento alla creatività.”
GEMMA DE ANGELIS TESTA
Curators: Gemma De Angelis Testa, Gianfranco Maraniello
Pac – Padiglione d’Arte Contemporanea
“L’attenzione per gli “ismi” corrisponde a una comprensione del proprio tempo che attinge diffusamente a forme espressive che abitano il contesto specifico dell’arte come forma assoluta.”
Da “Alla scuola di Armando” – Marco Testa
Curators: Gemma De Angelis Testa, Gianfranco Maraniello
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
“Un mondo ricco di stimoli quello di Armando Testa.<br/>Certo, come in tutti i grandi personaggi della cultura e dell’arte, anche in lui è possibile identificare un fil rouge concettuale che ne compatta e determina il percorso inventivo, e questo fil rouge è la ricerca visiva. Sia essa applicata alla comunicazione commerciale tanto quanto alla rappresentazione pittorica, come all’esplorazione degli oggetti tridimensionali.”
Da “Alla scuola di Armando” – Marco Testa
Palazzo Strozzi
“Il Surrealismo di Testa mette in scena in un certo senso la commedia della vita quotidiana. È un Surrealismo che si fonde con la Commedia dell’Arte. Non è fatto di impulsi sinistri e disfunzioni psicologiche, è un Surrealismo gioioso e infantile che si diletta dell’assurdità del quotidiano. È proprio in quell’abilità di adulto di sapersi crogiolare in un misto infantile di stupore e meraviglia che sta il successo di molte delle sue campagne più conosciute.”
Da “Il modernista che ha contribuito a creare il postmoderno” – Jeffrey Deitch
Circulo de Bellas Artes
“Il lavoro di Testa introduce uno stato di interscambio “spontaneo” tra la pubblicità e il consumatore, poiché riesce a rendere accessibile una realtà “inumana” a un pubblico di massa. Non usa l’immagine per la sua asetticità contemplativa, ma quale energia e flusso vitale, che buca – con il suo essere “fenomeno” – la superficie del manifesto e dello schermo.”
Da “Le Sirene di Armando” – Germano Celant
Curators: Germano Celant, Gillo Dorfles
School of Design Exhibition Center
“Il pittore e il pubblicitario. Due figure creative molto diverse, che nel caso di mio padre convivono contemporaneamente e nella stessa persona in modo insolito, ma affascinante. Non smetterò mai di stupirmi ogni volta che osserverò la sua capacità di passare dall’una all’altra, nutrendosi di entrambe, pur mantenendole rigorosamente separate. Credo che questa sia la sua vera forza.”
Da “Armando, mio padre” – Marco Testa
Parsons School of Design Exhibition Center
“Cominciamo a capire qualcosa di Testa e del perché dipinge: non solo per essere un “artista”, ma per esprimere ciò che non è mai stato espresso, forse nemmeno a se stesso. C’è chi parla e chi dipinge e, per alcuni, dipingere è anche parlare.”
Da “Armando Testa” – Arturo Carlo Quintavalle
Parsons School of Design Exhibition Center
“La peculiarità della sua opera – d’una vastità enciclopedica e difficile da riassumere a parole – è proprio quella di situarsi fuori da ogni schema: fuori dalla estenuata rigorosità del graficismo elvetico, fuori dalla sublime compostezza del lettering anglosassone, fuori dalla grossolanità consumistica di molta pubblicità italiana, ma capace di far proprie ognuna di queste diverse categorizzazioni se lo richiede il suo lavoro.”
Da “Armando Testa: visualizzatore globale” – Gillo Dorfles
Galleria Niccoli
“Testa ci offre una serie di interpretazioni pittoriche del dito che per estensione, varietà e rigore sono l’ennesima quanto rara dimostrazione che una autentica e inesausta «alta tensione creativa» può ricavare nuove invenzioni o almeno immagini e nuovi segni da qualsivoglia pretesto. Per i signori pittori di professione, questa – di un pubblicitario/pittore – è una sfida che è quasi un affronto: è uno schiaffo, anzi un «dito nell’occhio» che preannuncia un duello.”
Da “Un dito nell’occhio” – Umberto Allemandi
Mole Antonelliana
“Fin dalle prime campagne Testa applica la “sprezzatura” isolando un solo elemento di raffinatezza culturale e calandolo in un contesto di facilità comunicativa. Testa ha sempre chiamato questa sua capacità “sintesi”, quasi a significare la capacità delle sue campagne di richiamare immediatamente e sinteticamente un’idea, un concetto, una filosofia.”
Da “Armando Testa e la pubblicità italiana” – Omar Calabrese
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
“Un pittura dove è evidente nel segno la struttura primaria della cultura neocubista, la grafia espressionista e insieme una banda di riferimento all’espressionismo astratto americano. È questa una mescolanza del tutto inusitata e soprattutto profondamente nuova che fa della pittura di Testa un “apax legòmenon”, un detto per la prima volta nella nostra cultura.”
Da L’“altra parte” di Armando Testa – Arturo Carlo Quintavalle
Armando Testa è stato il più artista tra i pubblicitari e il più anomalo tra gli artisti
Gemma De Angelis Testa è una delle più importanti collezioniste italiane, moglie di Armando Testa, custode delle sue opere e del suo DNA artistico. È presidente e fondatrice dell’Associazione Acacia.
Di recente ha donato ai Musei Civici di Venezia 105 opere della sua collezione di arte contemporanea, di cui 17 sono appartenenti alla produzione del genio creativo di Armando Testa.
GEMMA DE ANGELIS TESTA
La creatività è una cosa meravigliosa.
